
mercoledì 23 febbraio 2011
Winter's Bone: Un Gelido Inverno

martedì 22 febbraio 2011
Black Swan

Potremmo semplicemente scrivere usando l'imperativo: andate a vedere Il Cigno Nero!
Però ci sentiremmo in dovere di motivare un ordine del genere. E non che la 20th Century Fox ci paghi, anzi...forse dovrebbe proprio farlo.
Black Swan, Il Cigno Nero, quinta pellicola di quel genio sadico di Aronofsky, fu presentata all'ultima Biennale del cinema di Venezia. Ci furono fischi e pernacchie provenienti dalla stampa italiana, che non si fece scrupolo a lanciare anatemi e a stroncare un'opera che a nostro umile giudizio è un capolavoro. Ok, diciamo subito che abbiamo peccato. Non abbiamo visto The Wrestler (Mickey Rourke ci ha sempre tenuti lontani dalla visione), ma forse proprio per questo motivo riusciamo a prescindere da inutili paragoni visivi e critici.
Si dice che un'opera artistica è autonoma e indipendente da altre opere precedenti dello stesso artista. Il cinema (un certo tipo di cinema) è arte, e quindi seguendo il sillogismo, ogni film è forma d'arte autonoma e independente dalle altre che lo precedeno. Quindi anche Black Swan. Quindi non sussistono paragoni.
Chi si diletta nella massacrante critica negativa a questo film è perchè riporta solo gli errori di una regia, a suo parere superficiale, in confronto a quella espressa in The Wrestler che dicono più corposa e presente. The Wrestler era corporeità, fisicità artistico-cinematografica incentrata sul corpo del protagonista. Ma qui in Black Swan il corpo non c'entra nulla, o meglio c'entra in quanto mezzo per l'evoluzione, per una trasformazione che però trascende la carne perchè è una trasformazione esclusivamente legata alla psyché (l'anima umana in greco).
La storia gira intorno a Nina (splendida Natalie Portman), una giovane ballerina che viene scelta per l'ambito ruolo della regina Odette ne "Il Lago dei Cigni", peccato però che il maestro Leroy (interpretato da Vincent Cassel) la voglia sia come interprete di Odette (il Cigno Bianco che incarna bellezza e purezza d'animo) che di Odile, sosia malvagia di Odette (il Cigno Nero che incarna la seduzione e tutti quegli istinti legati alla sessualità). Questo (e altro, poichè sarebbe riduttivo limitarsi a un solo semplice limite) fa sì che la protagonista cada in un trip allucinatorio e inconscio.
La storia, la sceneggiatura, rasenta la banale semplicità, ma d'altronde il cinema è nato come arte muta, e forse questo film potrebbe anche essere privo di dialoghi, accompagnato esclusivamente dalla musica di Cajkovskji, perchè l'essenza arriverebbe comunque a colpire lo spettatore in sala.
Quello che si vede sullo schermo è la trasformazione dell'inconscio umano, è la crescita di un individuo che ad un tratto si ritrova in delle prigioni di una non-vita esasperata dal raggiungimento della perfezione, dalla presenza di più figure ingombranti che lo esortano a fuoriuscire da un involucro costruito nel mondo dell'Es.
Fondamentalmente è un film sulla crescita, sul raggiungimento di una tappa (forse oseremmo dire dell'età adulta) e dell'attraversamento inconscio che porta a tale raggiungimento, un passaggio fatto di sangue.
In questo film non c'è la corporeità della precedente opera di Aronofsky perchè questo film punta a indagare i moti oscuri dell'animo umano e della mente umana. Se il precedente era terreno questo appartiene all'elemento dell'aria.
Tutto ciò viene giustificato e sottolineato da una scelta basilare: il cigno, significante ( e simbolo in alcune mitologie) di trasformazione e cambiamento (il cambiamento interno della protagonista che si riscontra nel cambiamento corporeo che avviene nel trip allucinatorio vissuto da lei stessa), un volatile, un essere che riesce a dominare il mondo dell'aria.
Potremmo continuare a scrivere, ma preferiamo fermarci qua, per non dover sfociare in un noioso dibattito prettamente filmico. Lasciamo a voi l'ultima parola. E comunque, andate a vedere Il Cigno Nero, merita davvero.
KinoEye
lunedì 14 febbraio 2011
Esben and the Witch: il ritorno della Cold Wave?

sabato 12 febbraio 2011
Tying Tiffany live @ Circolo degli Artisti : nessuna suicide girl è stata maltrattata durante la stesura di questa recensione.














E' il progetto GlamnightLive, nato nel 2010 dalle brillanti menti di Flavia Lazzarini, Marco Longo e Francesco Mirabelli (Paconazim), a riportarci un pò indietro in quel lasso temporale breve ed intenso in cui tutto era rigorosamente New Wave e la musica Ebm sfondava le casse. Poi, la svolta electroclash e le frangette diventeranno nere e corte.
L'atmosfera che ci accoglie è quella di un Circolo degli Artisti decisamente evoluto. Verso le 22.30 la sala principale comincia a riscaldarsi con il gruppo spalla Spiral 69 (capeggiato da Riccardo Sabetti). Sono lì a presentare il loro nuovo album No Paint on the Wall. Dobbiamo essere sinceri, non li conoscevamo, ma ci hanno piacevolmente colpito. Sì, il sound era di buon livello e con quella nota dark che non ci dispiace per nulla.
Circa 10 minuti di stacco e poi ecco che arriva lei.
Saltiamo le consuete introduzioni pseudo biografiche ed i soliti riferimenti ridicoli a questa/quell’altra band (possibilmente di almeno 30 anni fa, che suona più credibile) ed andiamo subito al punto: “Peoples Temple”, nuovo disco di Tying Tiffany è, a primo ascolto, davvero tanto ma tanto carino. Carino. Il compito è ben fatto, non fa praticamente una piega, è chiara la ricerca della svolta a tratti verso il darkE come del resto la copertina, sempre un belvedere, ci suggerisce. Dal sito della stessa leggiamo : “TT è cresciuta moltissimo e riesce a realizzare un album in cui ridefinisce i pattern propri del dark e della new wave degli 80ies alla luce del suo originale modo di intendere il pop: confortevole e innovativo al tempo stesso.” Si. C’è scritto davvero così.
Il live è decisamente piacevole e TT fa quello che deve fare, tutti scattano foto e pensano che è una roba troppo ma troppo avanti, del tipo che “domani mi scarico troppo tutte le canzoni poi vado da American Apparel e mi compro quei leggins pure io”. Un’ora buona, pezzi nuovi più i vari immancabili I wanna be your mp3 e I’m not a peach. No, Pazza non l’ha fatta. Buona la cover di School dei Nirvana, davvero. Tutto quanto suona e sembra talmente fedele al suo intento, che io sto già pensando che domani devo assolutamente andare alla posta a pagare il gas prima di fare la spesa (scorro lista mentalmente). No dai, riformulo la frase: tutto quanto suona e sembra talmente fedele al suo intento, che viene spontaneo pensare che il trucco - o deus ex machina, se preferite - c’è, si vede di brutto e probabilmente è il trucco più vecchio del mondo ma va bene. O meglio, non va bene ma è lo stesso.
Napalm Karenina
venerdì 11 febbraio 2011
RITUAL, il nuovo album dei White Lies

The Brown
martedì 7 dicembre 2010
Live Report: SALEM. Yes, they smoke crack.

lunedì 6 dicembre 2010
"We Want Bucky Done Gun"

martedì 30 novembre 2010
Kings of Leon, ovvero come diventare delle (super)rockstar

lunedì 22 novembre 2010
Andrew Belle


Rooge
mercoledì 6 ottobre 2010
BRANDON FLOWERS @ Circolo degli Artisti, Roma








Rooge
lunedì 4 ottobre 2010
Brandon canta da solo: da Las Vegas all' Italia

venerdì 1 ottobre 2010
DAMAGES
