Potrei cavarmi un occhio in questo preciso istante pur di non dover vedere più questi scempi.
Andiamo nel dettaglio: Chiara Ferragni, milanese, 22 anni (?), laureanda alla Bocconi, famosa fashion blogger (?). E per famosa, intendo famosa. Il suo blog in pochissimi mesi ha raggiunto milioni di visite, viene invitata alle sfilate dagli stessi stilisti, crea i lookbook per molti marchi. Infine è una fottusissima poser che ama farsi ritrarre in pose da modella mescolando abiti low cost (ancora si usa come termine, ebbene sì) e griffati. Adora usare l'aggettivo "vintagggge"(sì, con 4 g), utilizza come fragranza personale il delicatissimo e freschissimo e commercialissimo Light Blue di Dolce & Gabbana, eau de toilette che in me genera una soglia di fuga repentina (ah, Chiara: per "soglia di fuga" si intende lo step finale di percezione/tollerabilità di un profumo). Chiara adora anche utilizzare l'aggettivo preposto "maxi": maxi-pull, maxi-bag, maxi-maglia (mi chiedo se usa anche un maxi assorbente interno). Chiara, infine, degli anni '80 conosce solo i leggings.
Le sue perle di saggezza sullo stile da adottare in qualsiasi occasione le potrete leggere (?) sul suo blog The Blonde Salad.
La mia faccia in questo momento è identica a quella di Mischa Barton: gonfia, interdetta, stupita.
Valentina Fradegrada, appena 18 anni: il suo fashion blog si chiama Coop Style (ma che vuol dire?). Anche lei ama i leggings.
Andiamo avanti...
Veronica Ferraro (aka The Fashion Fruit), anche lei 22 anni come Chiara Ferragni. Sono molto amiche. Sono uguali in realtà, io le distinguo solo perchè una ha la zeppola e l'altra una paresi alla parte inferiore del volto. La sua stilista preferita? Coco Chanel (maddai!!??)... Sì, perchè Coco era una donna raffinata. Tesoro, lo sa anche l'operaio romeno che sta rifacendo l'intonaco del mio palazzo, che Coco Chanel è stata la più grande bestemmiatrice di tutti i tempi.
Ma qualche ometto da aggiungere alla lista di pseudointenditori di tendenze? Ok, lo abbiamo.
Andrea Ravieli, 20 anni, insomma giovane, ma con una grande personalità. Dettaglio che già si intravede dalla scelta del nome del suo blog: The Blog.
Pazzesco!
Poniamogli delle domande, vediamo se risponde (ti prego rispondi, ci sono milioni di tuoi fans/stalkers che fremono):
1- Fai il modello?
2- Fai lo stylist?
3- Fai il fotografo?
4- Sei un designer?
5- Che fine ha fatto la pelle che rivestiva le tue guance?
6- Meglio il crack o la cocaina?
7- Quanto è bono il ragazzo tuo?
8- Vi siete lasciati?
9- Sei attivo o passivo?
The Blog appare più pretenzioso. In effetti le foto inserite ritraggono anche personaggi noti del mondo della moda. Dall'esclusivissimo report dell'esclusivissimo party di Givenchy, composto da Maria Carla Boscono, Justin Timberlake, Liv Tyler ( era lei?), Nicola Formichetti (ossia lo stylist che lavora di più, anzi l'unico forse che vede soldi veri), mia nonna defunta (ossia l'ex editor in chief di Vogue Paris, Carine Roitfeld), a foto random di ragazze più o meno carine e più o meno ben vestite.
Piccola segnalazione: la tua amica nasona con gli occhi piccoli e arcigni ha fregato ad una sfilata un paio di leggings blu elettrici di una mia amica. La mia amica non li vuole indietro, vuole solo sapere se ce li ha ancora.
Piccolo consiglio che diamo noi del nostro blog è : "It's not all about attitude!".
Poi eccolo! Lui è il top del top del top. Filippo Fiora (The Three F: le battute si sprecherebbero, ma non infierisco).
23 anni, studente di architettura. Le sue proposte di look sono fantastiche. Allora sapete cosa dovete fare: Andate da Hermès, e comprate una bella cintura con logo H (che potrebbe essere facilmente fraintendibile con la H di Hogan), una bella giacchetta di pelle borchiata di Burberry Prorsum (comprata online su LuisaViaRoma), un bel borsone stampato Louis Vuitton e via, il gioco è fatto. Napoletano d.o.c. style.
Complimenti vivissimi. Non avremo più un futuro. Nessuno di noi.
Sono sicuro che tutti voi, o almeno la maggior parte di voi, conosciate la Freitag, noto marchio di borse nato dall’idea di due fratelli svizzeri (Markus a Daniel Freitag appunto) bravi, geniali ed anche belli. Le Freitag, solo per rimembrarvelo, sono borse create usando vecchi teloni di camion, cinture di sicurezza, airbag scoppiati o camere d’aria, e per questo ognuna di loro è unica e ce ne sono per tutti i gusti, taglie e usi (anche per macbook e ipad). Queste borse in poco più di quindici anni sono diventate un vero e proprio oggetto di culto nel mondo del design, tanto da aggiudicarsi e meritarsi un posto tutto loro al MOMA di New York. Esse si sono sempre ispirate alle messenger dei postini su due ruote, dei pony-express, e dunque una delle loro caratteristiche è stata sempre quella della comodità, ma anche della resistenza (oltre che ad un certo gusto pop). Ora, sempre sullo stesso principio di comodità e di riciclo di materiali, la Freitag lancia sul mercato una nuova linea, la “Reference”, questa volta ispirata ai messaggeri militari e civili del 1800, i messaggeri a cavallo per intenderci, unendo così materiali moderni (sempre i teloni dei tir appunto) con forme e colori molto più classici, più sofisticati. Nascono così delle borse retrò, ma cittadine, prettamente femminili, ma perfette anche per i maschietti. Per il lancio della nuova collezione sono stati coinvolti soprattutto stampa e web, ed organizzati a Zurigo incontri con alcuni dei maggiori esponenti del mondo della comunicazione, come il blogger Khoi Vinh o il direttore di Wired UK David Rowan (se volete e vi interessa sul sito www.freitag-reference.com potete vedere tutti i relativi video). Va sottolineato infine un’ultima cosa. In un’epoca come questa, in cu si pone sempre più attenzione all’ambiente, alla sua sopravvivenza e al suo rispetto, la Freitag non è da meno; se da un lato infatti i materiali utilizzati, come detto, sono tutti riciclati, dall’anno prossimo il marchio avrà una sede tutta nuova,con consumi energetici davvero ai minimi in cui si utilizzerà acqua riciclata.
Ho sempre pensato che il marchio Kipling fosse appannaggio culturale dei filippini della metro Battistini, forse perchè l'ho sempre associato al cheap.
Ma chi l'ha detto che il cheap non può essere comunque carino e portabile e soprattutto chi ha detto che i filippini sono cheap? Ma, in realtà, pensavo fosse un marchio economico perchè queste benedette borse sembravano una copia sputata delle borse della meno economica Le Sportsac, bags label americano degli anni '70 che, non a caso, i nipponici adorano.( O questi ne sanno una più del diavolo)
Bene, adesso la Kipling cerca di dare una sferzata di novità e stile attraverso una mini collezione di borse e accessori, "Capsule Collection", affidando l'infausto compito a Peter Pilotto.
Pilotto è un giovane stilista metà austriaco e metà italiano, che secondo me ha del talento vero. Ama i tagli particolari, i tessuti ricercati e le stampe di ispirazione naturale e scientifica. Mettimi una stampa Galaxy ed un drappeggio e muoio di felicità.
Le borse Kipling disegnate da lui hanno lo stesso maniacale interesse per i viaggi intergalattici e per le invenzioni scientifiche presente nelle sue collezioni.
L'accostamento tra il marchio e lo stilista è inconsueto, ma il risultato non è troppo deludente.
A breve sarà attivo l'e-store sul sito della Kipling. Intanto sbirciate i modelli.
La moda street toutcourt mi ha sempre colpito molto. Forse perchè non si atteggia a moda o forse perchè ha in sè quello che dovrebbe avere la moda mainstream: la ricerca continua.
Sixpack è un progetto stilistico francese nato ad Avignone nel 1998 che, nonostante concorrenze varie, ha saputo resistere al mercato ed è riuscito a collaborare con un vastissimo circuito di artisti per la creazione delle sue t- shirt e dei suoi capi. La natura delle stampe attinge dai più disparati momenti artistici e culturali, da mondi visivi e musicali diversi e contrastanti. Nel mondo Sixpack potrete avvertire un pò di pischedelia, semplici slogan, graffiti colorati, degradè sfumati, decori minimal, stampe musicali o cinematografiche riviste e ritoccate, cenni esoterici e mistici, simboli nuovi e antichi. La sperimentazione unita ad un buon background culturale di partenza sono la chiave del successo del brand francese.
La mente creativa del marchio è la coppia Lionel Vivier e Fanny Baglietto, ma altri importanti nomi della scena creativa e artistica internazionale hanno collaborato a far sì che Sixpack diventasse un marchio riconosciuto e riconoscibile negli ambienti avanguardeschi del nuovo millennio e nel poco patinato mondo musicale indipendente. Kid Acne, Ryan Waller, Todd James, Gaspard Augé (componente del gruppo elettronico Justice) sono solo pochissimi nomi della guest list di Sixpack. Nel 2009 Sixpack ha prodotto il suo short movie con il titolo “It was on earth that i knew joy” diretto da Jean Baptiste de Laubier (produttore musicale conosciuto alle masse per un suo remix del singolo “The prime time of your life” dei Daft Punk).
Da poco in Italia, lo showroom lo potrete trovare a Milano. A Roma, Energie ha pochi pezzi, ma buoni. Per L’ E-shop vi rimando al sito www.sixpack.fr